Giornata mondiale dei poveri

poster introduzione

 

I poveri li abbiamo sempre con noi. L’avete fatto a Me

Riflessioni del parroco per la Giornata mondiale dei Poveri

Vi posso assicurare che nella nostra Parrocchia esistono dei poveri, di quelli che lottano con la fame e non hanno l’indispensabile. Ogni giorno qualcuno di essi bussa alla porta della Parrocchia, che li conosce tutti personalmente e sa le loro difficoltà, spesso sconosciute ai più”.

Potrebbero essere parole scritte da me, oggi, in occasione della prima Giornata mondiale dei Poveri, voluta dal Papa, dopo il Giubileo della Misericordia. Invece sono parole scritte da don Gino Bosticco sul bollettino parrocchiale nel marzo 1961. Sono passati quasi sessant’anni, ma non hanno perso per nulla la loro attualità, sia riguardo alla presenza tra noi di persone e famiglie povere, sia riguardo all’aiuto che chiedono e, nei limiti del possibile, ricevono dalla Parrocchia. Davvero il Signore aveva ragione quando ha profetizzato: “I poveri li avete sempre con voi” (Mc 14,7).

In questa giornata dedicata a loro, desidero anzitutto ringraziare le persone che in numero impressionante aiutano la Parrocchia con generosità creativa, dandole così la possibilità di aiutare in qualche misura chi ha bisogno. Grazie a voi siamo sempre riusciti a distribuire, ogni due settimane, decine e decine di borse con alimenti, a pagare qualche bolletta, affitto, mense e libri scolastici, a vestire molti bisognosi. Naturalmente, come potete immaginare, non si tratta solo di dare un aiuto economico, ma prima di tutto di accogliere, poi ascoltare, consigliare, accompagnare.

Il tempo che stiamo vivendo, con le sue problematiche drammatiche (ma c’è mai stata un’epoca che non abbia avuto le proprie?), spesso affrontate dai nostri governanti e presentate dai mezzi di comunicazione con degli slogans ad effetto più che con dei ragionamenti atti a informare e a trovare soluzioni (pensiamo al fenomeno epocale delle migrazioni*), ci presenta una pericolosa tentazione, quella della paura che ci fa chiudere in noi stessi e dentro le quattro mura delle nostre case, come per difenderci da quello che avviene attorno a noi. E così noi e la società diventiamo sempre più disumani.

Rispetto a questa tentazione è davvero provvidenziale l’iniziativa senza precedenti di papa Francesco di far celebrare a tutta la Chiesa una giornata dei poveri. È una occasione preziosa per ricordarci il dono e anche il dovere che noi, discepoli di Cristo, abbiamo di guardare ai poveri, a ogni povero, in una luce diversa. Gesù ci ha promesso che sarebbe stato con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20) e che si sarebbe “nascosto” nell’Eucaristia, Suo Corpo e Suo Sangue, e nei Suoi fratelli più piccoli, i poveri appunto. Il Signore ci ha anche anticipato in che cosa consisterà il giudizio al quale tutti noi saremo sottoposti al termine della nostra vita terrena. Saremo giudicati sull’amore che abbiamo avuto (o non abbiamo avuto) per Lui, presente nei fratelli più piccoli e poveri: “L’avete fatto a me”, “Non l’avete fatto a me” (Mt 25,31-46).

A noi, singoli cristiani e comunità, non è chiesto di risolvere i grandi problemi del nostro tempo (come cittadini abbiamo il diritto/dovere di eleggere quali nostri rappresentanti coloro che ci sembrano più adatti a farlo). A noi, che siamo la Chiesa di Gesù, è chiesto di vivere il comandamento dell’amore: lasciarci amare da Dio e amare i nostri fratelli con quello stesso amore. A noi cristiani è chiesto di mettere in pratica la virtù teologale della carità in ogni nostra relazione, con ogni persona che incontriamo, a partire dai più poveri. A noi cristiani è chiesto di vedere, servire, onorare il Signore Gesù realmente presente nel Tabernacolo della nostra chiesa parrocchiale e in ogni fratello più piccolo.

Cari Amici, auguro di cuore a me e a ciascuno di voi che questa Giornata dei Poveri ci porti la grazia di essere liberati dalle paure che possono paralizzare il nostro cuore e raffreddare il nostro amore, ci faccia riscoprire la bellezza di seguire il Signore anche nella radicalità del vangelo e ci faccia sperimentare al gioia che sempre accompagna chi ascolta e mette in pratica le Sue parole “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). Voglio nuovamente ringraziarvi perché, ne sono certo, la vostra generosità permetterà ancora alla Parrocchia di continuare ad aiutare i nostri fratelli più poveri.

don Paolo

* A dimostrazione del fatto che alcune difficoltà di oggi sono state vissute e superate da chi ci ha preceduto, vi riporto ancora alcune riflessioni attualissime di don Gino Bosticco del 1962 a proposito dell’immigrazione. Allora era quella dal sud Italia, ma con numeri e problemi non inferiori a quelli di oggi.

Accanto a noi che siamo nati e vissuti in questa terra piemontese vanno moltiplicandosi le famiglie di immigrati dal Meridione. Il fatto si sta verificando in modo così rilevante che è doveroso per noi giudicarlo con matura riflessione e non con la leggerezza a cui spesso siamo soliti. Ecco alcune considerazioni da meditare attentamente.

– Nessuno abbandona la propria terra, se non spinto da una necessità.

– Entrare in un mondo diverso da quello in cui fummo cresciuti è sempre una dolorosa esperienza: è perciò cristiano interessarsi dei nuovi venuti, aiutarli nei modi possibili, stringere amicizia con essi.

– Virtù e difetti sono comuni a tutti gli uomini: compatirci a vicenda non è il più bel modo di capirsi e di farci del bene l’un l’altro?

– Al disopra di ogni diversità di lingua, di usi e di costumi, di carattere e di abitudini, sta un fatto che nessuno può ignorare: SIAMO FIGLI DELLO STESSO PADRE CELESTE. Tanto basta a renderci convinti dell’uguaglianza dei nostri diritti, della dignità di tutte le nostre persone e del dovere di volerci bene sul serio. Da notare poi che ‘amare’ in modo cristiano significa scomodarsi per gli altri, accettandoli come son o e non come dovrebbero essere.”